Canile di Sant’Ilario allo Ionio, 17 persone a processo

Diciassette persone sono a processo per la gestione del canile di Sant’Ilario allo Ionio. Le accuse sono quelle di una serie di omissioni e condotte che avrebbero violato la normativa per la tutela degli animali e che avrebbero cagionato la morte degli esemplari. I reati di cui dovranno rispondere a vario titolo sono: abuso di ufficio, maltrattamento di animali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, malversazione a danno dello Stato, violenza o minaccia a pubblico ufficiale e violazione dei sigilli.

Una storia particolarmente complessa che va avanti da tempo, tante le associazioni animaliste che si sono costituite parte civile. Ugda fece emergere il caso, le sue volontarie hanno continuato ad assistere i cani rimasti all’interno: nel corso di questo periodo, grazie alle donazioni, da 400 esemplari ospiti sono riuscite a ridurre a 280. «Meglio che non mi esprima su Comuni a cui sarebbe toccato (come obbligo di legge) vigilare su quei poveri animali. Molti di noi credo che ne vedrebbero certi meglio nelle vesti di imputati che di truffati», spiega Paola Suà, di Ugda.

«Tralasciamo la descrizione dell’orrore che è stato sotto gli occhi degli inquirenti oltre i cancelli di questo ennesimo canile-lager, certi che ogni maltrattamento e ogni sofferenza inflitta ai cani sarà oggetto di attenta valutazione da parte della magistratura», dicono invece da Horse Angels, anche lei ora parte civile.

In Italia il maltrattamento degli animali è sanzionato dal titolo IX bis del codice penale che definisce i delitti per l’uccisione di animali (Art. 544 bis), il maltrattamento di animali (Art. 544 ter). Nella vicenda di Sant’Ilario allo Ionio i capi d’accusa sono davvero articolati perché le contestazioni degli inquirenti prevedono anche altri reati che possono rendere particolarmente complesso tutto il processo di difesa.

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