Non c’è pace senza rispetto del benessere animale

di STEFANIA PIAZZO – “Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove hanno fatto il deserto, quello lo chiamano pace”. Ovvero civiltà. Diceva infatti il buon Tacito nella Vita di Agricola, raccontando la rivolta dei Britanni: “…concupiscunt, auferre trucidare rapes falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”.

I classici non muoiono mai, sono eterni nel riproporre verità immutabili. Quello che leggiamo dalle parole dello storico è la fotografia di quello che apprendiamo oggi in ogni ambito della vita.  Ora tentiamo una semplice trasposizione.

Vediamo… Massacrano e lo chiamano impero: ovvero macellano e allevano massacrando la vita animale, ma la chiamano civiltà, modernità. Deforestano, distruggono in nome di quanto serve per produrre miliardi di chili di carne per fingere di sfamare il pianeta, che resta affamato. Fanno quindi un deserto, di fatto, ma lo chiamano pace.

In nome di una legge, di tante leggi, stati e parlamenti hanno offerto sotto la parvenza della legalità, la loro giustizia. Ma non coincidono sempre, legalità e giustizia. Anzi. Una legge ingiusta, viziata da una visione superata della società, che corre sempre più avanti della politica e del legislatore, non genera giustizia bensì dolore, deprivazione, povertà.

La battaglia per la difesa dei diritti dei deboli, e gli animali, categoria del creato, non può che passare per l’inversione del verso di Tacito. “Rispettano, curano, offrono, e mettendoci la loro faccia, lo chiamano Stato; infine, dove hanno riportato la vita, quello lo chiamano pace”. Non è forse la battaglia di civiltà per il benessere animale?

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