Edoardo Stoppa. Vent’anni al servizio dei diritti animali

Abbiamo incontrato Edoardo Stoppa per parlare di come sia cambiata la percezione dei diritti animali negli anni e di cosa ci sia da migliorare in Italia.

Orsi della luna. Animali allevati per la vivisezione. Combattimenti clandestini e traffico di cuccioli. Oggi sono temi all’ordine del giorno, di cui si sente spesso parlare anche in televisione. Ma vent’anni fa, le cose erano un po’ diverse e anzi ci si chiedeva se fosse il caso di discuterne in prima serata. Abbiamo parlato con una delle persone che ha contribuito a portare questi dibattiti nelle case degli italiani, quando ancora nessuno lo voleva fare: Edoardo Stoppa. Realizzando e trasmettendo servizi su situazioni di abusi nel nostro paese e nel resto del mondo, ha contribuito a cambiare la percezione delle persone verso i diritti animali. Con lui abbiamo ripercorso alcune delle sue indagini più emblematiche e analizzato i cambiamenti sociali e culturali che ha visto durante la sua carriera ventennale.

L’intervista con Edoardo Stoppa

Da dove nasce la sua passione per gli animali?
La mia passione per gli animali è iniziata tantissimo tempo fa: ho avuto la fortuna di avere una famiglia che ha sempre amato la natura e gli animali a iniziare da mio nonno che è dottore in agraria e quando ero piccolo mi portava con lui in giro a lavorare. Crescendo a contatto con la natura me ne sono innamorato.

Qual è stato il servizio che le è rimasto più impresso?
Ogni servizio me lo ricordo, c’è talmente tanta carica emotiva che ogni servizio rimane stampato nella mente. Poi vedi delle situazioni talmente forti che sono difficili da dimenticare.

Se vogliamo prendere quelli più emblematici, sicuramente uno è Green Hill, l’allevamento di cani sfruttati per la sperimentazione animale. C’erano 2.500 animali lì e noi siamo riusciti ad avere delle immagini dell’interno. Non era mai successo. Abbiamo dimostrato quello che succedeva e da lì è partito un processo che è durato anni. Non solo siamo arrivati a far chiudere Green Hill, ma abbiamo contribuito a far cambiare la legge in Italia. Infatti, oggi cani e gatti non possono più essere allevati per la sperimentazione animale, un duro colpo a livello mondiale per queste aziende.

Lei ha anche ripreso e denunciato lo sfruttamento degli orsi della luna in Asia. Ce ne può parlare?
I moon bear mi sono rimasti nel cuore. Gli orsi della luna vengono allevati in Asia, in Cina, io ero in Vietnam e in quel caso, per il liquido biliare. Gli viene attaccato un catetere perennemente 24 ore su 24 alla cistifellea e recuperano il liquido biliare che è un potente – dicono – antinfiammatorio. In realtà è un antinfiammatorio come tanti altri sintetizzati chimicamente, quindi è inutile uccidere gli animali. Questi orsi vivono in gabbie grosse come loro per vent’anni perché sono diventati bravissimi a tenerli in condizioni al limite della vita in modo da sfruttarli per più anni possibile. In queste fattorie si vedono delle scene assurde perché ci sono magari 200 orsi tutti assieme chiusi in queste gabbie che ti guardano.

A livello statale com’è la situazione?
Lì questi discorsi sono difficili da affrontare perché c’è la mafia. Non sei protetto dalle istituzioni, dalla polizia. Quindi ci siamo dovuti infiltrare, entrare a vedere e cercare di riprendere. Riprende non per il gusto di riprendere, ovviamente. Piuttosto perché ritengo che divulgare sia alla base di far cambiare le cose: se tutti sono a conoscenza di qualcosa si ha la possibilità che le cose cambino, altrimenti tutto rimane invariato.

A livello italiano com’è cambiata la percezione dei diritti animali?
Ci sono stati degli enormi cambiamenti, secondo me. Quando ho iniziato in televisione ci chiedevamo: “ma possiamo mandare in onda queste cose a quell’ora?”, perché i miei servizi venivano trasmessi in prima serata nelle case degli italiani. Questo negli anni ha contribuito assolutamente a cambiare le cose. Prima, parlare di animali veniva sempre trattato come parlare dell’animaletto carino, del cucciolotto alla fine della puntata per fare un po’ di audience. Ma poi è proprio cambiato il rapporto: ci sono state trasmissioni che hanno dedicato intere puntate a queste tematiche, oppure sono nate trasmissioni che si sono occupate di animali, cose mai successe prima.

Ci siamo resi conto che oltre il 50 per cento delle segnalazioni che arrivava in quel periodo erano dedicate proprio agli animali. Nelle segnalazioni usavano le mie parole, si vedeva che usavano proprio quello che dicevamo. Questo vuol dire che siamo penetrati nel tessuto sociale e nella mentalità.

Quali sono i problemi che dobbiamo ancora risolvere?
A differenza di quel che credono tutti, in Italia non mancano le leggi. Anzi, penso siano le migliori al mondo per la tutela degli animali. Il problema vero è il loro rispetto e soprattutto la pena certa. Nonostante io abbia fatto più di mille servizi, ho visto solo due volte delle persone avere delle pene vere che le hanno portate alla reclusione. Due volte. Mentre in base alla legge ognuna di queste persone aveva compiuto reati punibili con la carcerazione. I criminali sanno che qualsiasi danno si faccia nei confronti di animali e natura passa in secondo piano. Sono reati minori quindi non sono puniti, spesso non vanno neanche a processo e quando succede non finiscono mai con una condanna. Quindi il grosso problema, quello che bisogna cambiare, è l’applicazione delle leggi e questo purtroppo non è un problema solo legato all’ambiente e agli animali, ma è una delle grosse piaghe italiane. Non me ne vogliano i magistrati, ma sapete anche voi che è così.

Nell’ultimo anno ha anche lanciato Zampy, un’app creata apposta per chi ama gli animali. Ci racconta come funziona?
Allora, Zampy life è un progetto veramente d’ampio respiro e in cui credo tantissimo. È nato dalla necessità di dare un ordine agli animali in Italia. L’obiettivo è l’intera profilazione di tutti gli animali, quindi sapere da dove arrivano: dal canile, dall’est Europa, se sono stati abbandonati o trovati. Esistono delle banche dati anche istituzionali ma sono incomplete e non comunicano tra di loro.

Ma poi vuole anche essere un aiuto per chi ha un animale. L’app permette di avere tutti i suoi dati in cloud quindi scaricabili facilmente ovunque. Chiunque, ogni volta che deve andare dal veterinario dice “dove ho messo il libretto del cane, dove l’ho messo?”. In più permette anche di ricevere delle notifiche. Tipo: “Ricordati che ha il vaccino in scadenza”, “Ricordati che stiamo andando verso l’estate e deve fare la profilassi antifilarica”.

Poi con le associazioni stiamo implementando tantissimi altri servizi che permetteranno anche di adottare gli animali, di ritrovarli in caso di smarrimento, insomma ci sono veramente tanti servizi utili. L’app sarà sempre gratuita perché deve essere un servizio per gli animali.

Fonte LifeGate – articolo di Martina Girola

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