Daini del Parco Delta del Po, raccolta firme per non macellarli

Daini sì, anzi no. Anzi, daini da bistecca. Il caso ruota tutto attorno alla brutta storia del destino, infausto, dei daini del Parco del Delta del Po. L’area parco doveva essere la loro destinazione finale, la loro messa in sicurezza definitiva. Invece non è così. Dalle stelle al macello? Già è partita una raccolta firme per scongiurare che finiscano nel piatto ma la vicenda è la plastica fotografia del come il problema della fauna selvatica in Italia trovi a fatica una soluzione etica, scientifica, di equilibrio dell’ecosistema.

L’ENPA: DITECI COSA AVETE FATTO PER EVITARE L’ABBATTIMENTO

Le spiegazioni fornite dall’Ente Parco Delta del Po- che sostanzialmente sostiene di non poter fare diversamente- per motivare la decisione di mandare al macello i DAINI di Classe e Volano non convincono l’Enpa (Ente nazionale protezione animali). In una nota, infatti la onlus esprime la propria “ferma condanna alla scelta dell’Ente Parco del Delta”, definendola “inaccettabile” e aggiungendo che “è quanto di più anti-etico e anti-scientifico un parco possa fare”. In particolare, dall’Enpa chiedono se “sono state davvero percorse tutte le strade possibili. Ad esempio- si legge nella nota- vorremmo proprio conoscere l’elenco delle strutture che hanno fatto richiesta per poter avere questi daini, e quello dei parchi e delle altre strutture che l’Ente Parco ha contattato per trovare loro una destinazione”. Oltre a questo, aggiunge l’associazione, “sarebbe interessante anche capire quali metodi ecologici di prevenzione sono stati attuati finora e se l’Ente Parco ha effettivamente partecipato al bando indetto dal ministero della Salute per la somministrazione del Gonacon, farmaco immunocontraccetivo che può essere utilizzato anche per questa specie”. Anche perché, ricorda l’Enpa, “in base alla legge nazionale provvedimenti di questo tipo devono essere seriamente e validamente motivati e ‘motivabili’ sotto il profilo scientifico: non basta un generico rischio, occorre andare nello specifico, dimostrando che effettivamente questi animali potrebbero ledere la natura o la biodiversità”. Senza contare, conclude l’associazione, che anche in casi del genere “si deve comunque costruire un percorso condiviso con le associazioni e le istituzioni scientifiche, non certo facendo riferimento a piani di 10 anni fa, come quello dell’Ispra del 2013 citato dall’Ente Parco”.

LA POSIZIONE DELL’ENTE PARCO

Sono una specie ‘aliena’, non originaria del territorio e per questo una rovina per l’equilibrio ambientale, ma soprattutto sono proliferati in modo esponenziale, tanto non poter esser più controllati né da sporadici trasferimenti in allevamenti amatoriali né dal lupo predatore. Sono i daini che popolano la pineta di Classe, nel Ravennate, e il Po di Volano, nel Ferrarese, in tutto almeno un migliaio di esemplari e per i quali il Parco del Delta Po, l’ente che sovrintende l’area protetta, ha deciso di rendere possibile la cattura ad allevamenti da macello. “Non abbiamo altra scelta”, spiega all’ANSA Massimiliano Costa, direttore dell’Ente Parco.

SONO TROPPI ANCHE PER IL LUPO?

“La densità dei daini nell’area protetta è eccessiva. Ce ne sono almeno mille per mille ettari di bosco, quando la presenza tollerata sarebbe di un esemplare ogni dieci ettari. Sarebbero accettabili cento daini, non mille. Se non facciamo qualcosa tutto il bosco di qui a dieci anni sarà devastato”. I danni ambientali sono già tangibili, i daini brucano tutto, “sono come le cavallette”, “ci sono specie vegetali che sono già sparite”. L’arrivo del daino in questi boschi del Parco del Delta Po risale alla fine degli anni ’90. La “colpa” di questo ennesimo disastro ambientale è dell’uomo. Perché la proliferazione incontrollata in natura di questi ungulati è cominciata dopo fughe accidentali di daini che erano tenuti in cattività in alcune aziende agricole del territorio. Il lupo in quegli anni era assente, “è tornato nei nostri boschi solo tre anni fa, una famiglia soltanto”. “Sono arrivati troppo tardi – dice Costa – e i daini ora sono troppi anche per loro, che comunque naturalmente dovrebbero predare solo cinghiali e caprioli. Se la popolazione dei daini fosse dieci volte inferiore a quella attuale, forse con la presenza del lupo si riuscirebbe a stare in equilibrio”.

LOTTA SULLE ALTERNATIVE

Costa sembra non voler sentire le proteste di animalisti e anche a fronte di una interrogazione in consiglio regionale (da parte del Gruppo misto), davvero “non c’era alternativa” all’avviso pubblico che ha scatenato la nuova scia di polemiche. Si tratta dell’indagine di mercato con cui affidare la cattura dei daini anche ad allevamenti non amatoriali. Nessun compenso per le aziende, se non il valore della carne degli animali catturati. Del resto, ricorda Costa, “l’Ispra dice esplicitamente che i daini in quanto specie esotica in pianura padana non devono esserci. Tre è il numero massimo consentito per il trasferimento di una specie non autoctona in un allevamento amatoriale. Trenta il numero in deroga dall’Ispra per il rilascio in natura in altre zone d’Appennino dove è consentita la caccia. Per i daini cambierebbe poco, per noi coi numeri attuali nulla”.

LA RACCOLTA FIRME

Prosegue intanto la raccolta firme “per denunciare e fermare la mattanza in programma per uccidere centinaia di daini del Parco nella Pineta di Classe e a Lido di Volano”. Lo fa sapere la Rete a tutela dei DAINI della Pineta di Classe e di Lido di Volano, che punta nuovamente il dito contro il provvedimento della Regione Emilia-Romagna e lo bolla, prendendo in prestito la definizione data dalla consigliera regionale del Gruppo misto Giulia Gibertoni, ‘Reddito di mattanza’.

Chi volesse sottoscrivere la petizione, fa poi sapere la Rete, potrà farlo al Lido di Classe, e “in numerosi luoghi aperti al pubblico ed esercizi commerciali che si stanno rendendo disponibili per la raccolta firme a Ravenna, Faenza, Cervia, Bagnacavallo, Imola, Bologna e Reggio Emilia, ed altri “. Nel frattempo, la petizione raccoglie consensi anche all’interno del Consiglio comunale di Ravenna, con il consigliere di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, che annuncia di averla firmata.

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