Svizzera a referendum per abolire gli allevamenti intensivi

di Stefania Piazzo – Sono spesso un passo più avanti. Lo sono, in Svizzera, di sicuro per dare la parola ai cittadini e rispettarne la sovranità. Domenica 25 settembre il tema che si presenta alle urne è molto etico e promette di rivoluzionare consumi e costume di una società.

Sì, perché il quesito referendario elvetico è molto importante: si tratta di mettere la parola fine agli allevamenti intensivi di animali. È una rivoluzione. È una svolta epocale che impone alla produzione zootecnica industriale un cambio di passo.

Se al voto prevarrà il SI, nella Costituzione verrà sancita “la dignità degli animali nell’ambito della detenzione a scopo agricolo», conferma ai media l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria.

Sul portale del governo che informa sul quesito si legge ancora che “L’iniziativa vuole che la tutela della dignità degli animali da reddito quali bovini, polli o suini sia sancita dalla Costituzione. Intende inoltre vietare l’allevamento intensivo, poiché questo tipo di allevamento lederebbe sistematicamente il benessere degli animali.

La Confederazione dovrebbe stabilire requisiti minimi più severi in materia di ricovero e cura rispettosi degli animali, di accesso a spazi esterni, di macellazione nonché relativi alle dimensioni massime del gruppo per stalla. Tali requisiti dovrebbero soddisfare almeno le direttive Bio Suisse 2018 e tutte le aziende agricole sarebbero tenute a rispettarle nell’ambito dell’allevamento di animali.

Questi requisiti si applicherebbero anche all’importazione di animali e prodotti animali, nonché di derrate alimentari con ingredienti di origine animale”.

In altre parole, non sarà possibile aggirare le regole con carni animali provenienti da stabilimenti oltre frontiera non rispettosi del nuovo ordinamento. Ciò comporterà un effetto domino per gli altri paesi, Italia compresa?

Se sì, sarà una rivoluzione anche per casa nostra, con implicazioni serie e decisive per il benessere animale.

Vigiliamo con attenzione sull’esito e sugli sviluppi di un referendum che può cambiare il destino di milioni di animali da reddito. Una legge di civiltà è ad un passo da noi, la Svizzera, possiamo dirlo senza esagerare, può cambiare il futuro del mondo.

La politica si trova davanti ad un bivio, non può più ignorare una società che cambia nelle abitudini alimentari, nei consumi, nell’attenzione rispetto alla provenienza dei cibi e al dolore che portano con sé gli allevamenti intensivi senza scrupolo. È un referendum etico che squarcia il silenzio e impone di ripensare al modo di produrre, di inquinare, di consumare, di considerare la vita sempre e comunque, un valore, non uno scambio commerciale.

Infine, guardate la semplicità del quesito (quanto abbiamo da imparare…).

“Volete accettare l’iniziativa popolare «No all’allevamento intensivo in Svizzera (Iniziativa sull’allevamento intensivo)»?

Sarebbe mai possibile un cambio di passo così importante, in Italia e in Europa?

In caso di successo referendario, le imprese avrebbero fino a 25 anni di tempo per riconvertirsi e adeguarsi ai nuovi standard. Consiglio federale e Parlamento sono contrari all’iniziativa. Ma al di là del risultato, è iniziato un processo culturale che non si può più fermare.

Qui il video informativo proposto dal governo svizzero:

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