I geni amano gli animali. Dalla signora in giallo a Gleen Gould, animalista nello spazio

di Stefania Piazzo – La morte di Angela Lansbury a 96 anni, per tutti la signora in giallo, porta correttamente all’attenzione il lato umano e privato di una star di Holliwood. E così, mentre la si ricorda per la sua brillante carriera che le è valso l’Oscar, dalla sua vita emergono anche le sue passioni, tanto vicine, simili, se non addirittura identiche alle nostre.
Era una convinta animalista, amava cani, gatti, faceva attività a sostegno dei canili.

E’ un dato comune, nella storia, quella di manifestare genaliatà accanto all’amore e al rispetto per gli animali.

Non parliamo di Totò, o di Anna Magnani, né di Leonardo da Vinci, grandi sostenitori della vita animale, e non solo. Ci riferiamo qui ad un altro genio dell’umanità, animalista e persino vegano, al quale, pensate, persino la Nasa affidò di realizzare un messaggio poi inviato nello spazio nella navicella spaziale Voyager qualche tempo fa, rivolto a qualsiasi forma di vita oltre la Terra.

Sapete di chi parliamo? Del più grande pianista mai esistito al mondo, Glenn Gould. Mai sentito? Questa è l’occasione per ricordarlo. Lasciò in eredita i suoi averi alle associazioni di volontariato animale e in particolare contro la sperimentazione animale. Si circondava di diverse specie animali, cani, gatti, pesci… Ne era affezionato all’inverosimile.

Cosa registrò su un disco di platino inviato nello spazio dalla Nasa? La musica di Bach. Nella sua biografia, L’ala del turbine intelligente, racconta episodi della sua carriera. Come, ad esempio, quando perse il filo della partitura mentre suonava nell’orchestra ad un importante concerto, perché distratto dai peli bianchi del suo cane che gli riempivano tutto l’abito nero.

Fece finta di nulla e riprese a suonare. “Sono sempre andato pazzo per i cani e per ogni specie di animale (tranne l’uomo)”, aveva affermato Glenn.
Aveva avuto anche quattro pesci rossi che chiamò Haydn, Beethoven, Chopin, Bach; un pappagallo che chiamò Mozart. 

Questi geni dell’arte ci insegnano che l’amore lascia sempre un’impronta. E quella migliore non è sempre umana!

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