L’INTERVISTA – Marica Pellegrinelli: “Così hanno ucciso il nostro cane Atena. Basta barbarie. Tutti i cittadini denuncino”. Lungo il fiume Cherio indisturbato da anni un serial killer dei bocconi?

di Stefania Piazzo – “E’ un omicidio”. Marica Pellegrinelli, va diritta al punto. Uccidere con bocconi avvelenati un animale è un delitto, un crimine. E’ un reato punito con la reclusione ma chiamarlo omicidio umanizza, trasfigura un dolore, una rabbia, un’impotenza. Far morire per avvelenamento è una barbara, atroce crudeltà che si infligge su un innocente. Ma lungo quella passeggiata sul fiume Cherio, nella bergamasca, a quanto pare sono anni che uno o più unabomber dei cani agiscono indisturbati. La serialità dei casi è impressionante. L’impunità regna sovrana. Per ora.

L’artista Marica Pellegrinelli ha denunciato con forza i casi di avvelenamento nella bergamasca

Lo ha gridato attraverso i social, Marica Pellegrinelli, subito, nei giorni scorsi. Atena, cane barbone gigante di famiglia molto amato dalla nota attrice e modella bergamasca, era stato preso dal papà Lorenzo, aveva appena un anno. E’ deceduta in 15 minuti dopo aver ingerito giovedì 7 ottobre, sulla passeggiata lungo il fiume Cherio, un’esca avvelenata. E’ un territorio trasversale, i Comuni, lo ricorda proprio Marica nel suo post su Instagram di dolorosa denuncia, sono quelli che gravitano sul “sentiero che costeggia la riva del fiume Cherio, a Gorlago in provincia di Bergamo, da Gorlago e Carobbio degli Angeli sino a Zandobbio”. Un triangolo maledetto.

Atena mentre giocava con il gatto a casa Pellegrinelli

“DENUNCIATE, E’ FONDAMENTALE. UFFICIOSAMENTE 20 CASI…”

“Papà era al telefono con me, ho seguito il dramma in diretta, ho sentito le urla”, ci racconta ancora scossa. Ma Marica va oltre. “Decine di cani, si parla ufficiosamente di 20 casi, 10 decessi”. Ufficialmente i media parlando di 7 casi. Ma c’è chi non avrebbe denunciato il decesso. “Quando papà mi ha dato la notizia che Atena non ce l’aveva fatta, il cuore mi si è come fermato, ho sentito i battiti rallentare – racconta -. Ora devo dirottare tutta la rabbia che provo in una battaglia per chiedere giustizia. Questa strage deve finire”.

UNA LUNGA SERIE, UN DISEGNO CRIMINALE

Atena non è la sola vittima, in questi giorni la moria è continuata. C’è anche Hulk, pastore australiano di 6 anni di Pietro Cantoni, di Zandobbio. “Chiamalo – ci dice Marica – La sua storia è agghiacciante”. Hulk, ci racconta Pietro, “è morto per un boccone sullo stesso sentiero il giorno prima di Atena, mercoledì 7 ottobre. Era già sopravvissuto il 7 maggio del 2020 ad un analogo episodio, lungo la stessa passeggiata con altro mio cane, Whisky, meticcio di 3 anni, che invece era deceduto. Il 7 ottobre scorso, il nuovo barbaro episodio. Muore Hulk e si salva Stelvio, il nostro nuovo piccolo in famiglia, che era con noi in passeggiata. Quattro cani, quattro avvelenamenti, due vittime”, chiude Cantoni.

Il pastore australiano Hulk, morto il 7 ottobre, un giorno prima di Atena lungo lo stesso percorso

C’è un chiaro disegno criminale. Il killer va indisturbato a colpo sicuro. La comunità attorno al Cherio è piccola. Nessuno sa? Che questa sia la volta buona perché, grazie alla pubblica denuncia di Marica Pellegrinelli, si arrivi ad un punto di svolta?

I cani della famiglia Cantoni: Hulk e il piccolo Stelvio, sopravvissuto

PROPRIETARI RASSEGNATI AI BOCCONI AVVELENATI?

Non c’è una conta precisa dei casi, a quanto pare, perché dalla rassegnazione alcuni proprietari avrebbero provveduto a seppellire il proprio cane in giardino. In autonomia. Tanto, dicono, non resta che la rassegnazione. Come se in provincia di Bergamo, tra i Comuni lungo il Cherio, la mortalità per esche avvelenate, fosse una fatalità alla quale arrendersi. Un inevitabile destino. Un processo culturale perverso, una “normalità” per assuefazione da veleno. E invece è fondamentale conferire l’animale per l’autopsia e i veterinari sono tenuti a inviarlo all’Izs per individuare il principio attivo del veleno.

UN SOLO CANE ANTI ESCHE IN LOMBARDIA?

“Mi hanno fatto capire – ci racconta ancora Marica Pellegrinelli – che il cane anti esche è richiestissimo nella bergamasca. Ma c’è solo lui, a quanto pare, e non può lavorare tutti i giorni”.

Via via che parliamo con Marika si apre uno spaccato assurdo di crudeltà che con una furia bestiale si accanisce contro animali innocenti.

MI FERMANO IN TANTI PER STRADA E DICONO: “E’ SUCCESSO ANCHE A ME”

“Io sono attonita e incredula dalla quantità di persone che mi fermano per strada e che mi confessano “E’ successo anche a me”…. “E’ successo anche a me…”. Faccio altri passi e ancora: “E’ successo anche a me”. Non è normale. “Anche qui….”, “Anche là”. Non ti dico su Instagram quante segnalazioni sono emerse, magari non tutte fondate, ma in ogni caso ci sono persone che mi raccontano il loro dolore personale. E’ una piaga che si ripete in modo costante. Non basta mettere un cartello. Indaghino fino in fondo, non si girino dall’altra parte perché tanto sono cani. Anziché fare rotonde ad ogni angolo nei Comuni, mettano le telecamere. La soluzione è la censura collettiva del crimine, non tacere. Deve capitare una disgrazia con un bambino che mette in bocca un’esca perché si affronti radicalmente il problema?”.

La giovane Atena di Lorenzo Pellegrinelli, papà di Marica

PIU’ INDIZI, UNA VERITA’

Più casi insieme costruiscono un indizio, più indizi portano alla verità. Tracciare dove e come ci si procaccia un veleno non è oggi lunare. Cosa è stato fatto in filiera tra le istituzioni fino ad oggi? Sarebbe utile capire. Morire per bocconi non deve essere una fatalità a cui arrendersi, nella bergamasca. Così come ovunque si registrano queste morti senza giustizia.

IO VADO FINO IN FONDO

“Io sono un’artista, i miei post hanno fatto rumore. Forse per questo i riflettori si stanno accendendo. Ci aspettiamo che le istituzioni si muovano con decisione, fermezza – commenta Marica -. Mio padre non si è arreso, vuole andare fino in fondo. Stiamo attendendo l’esito degli esami all’Istituto zooprofilattico. La segnalazione è stata immediatamente attivata come prevede l’ordinanza sui bocconi avvelenati. Lunedì, quattro giorni dopo, l’area è stata bonificata grazie ad un cane in forza ai bravissimi Carabinieri Forestali. Nonostante la pioggia, mi è stato riferito che i campioni raccolti fossero ancora pronti a uccidere. E poi, accanto al dolore, per molti proprietari si somma anche il costo delle spese veterinarie. Tenti l’impossibile per salvare il tuo cane, non per tutte le famiglie è un impegno indolore. Tanto, l’Iva è ancora altissima sulle prestazioni, gli animali sono considerati dalla legge un bene di lusso”.

“I MIEI ANIMALI: FUNNY PRIDE, PANNA COTTA E FURBI”

Marica torna intanto ai suoi animali. “Sono circondata dall’amore dei miei inseparabili animali. Ho due figli, ma la presenza dei miei animali è fondamentale, fanno parte di me. Ci prendiamo cura a vicenda, le nostre esistenze si intrecciano e si fondono, nei momenti felici come in quelli più difficili. Loro ci sono sempre, sono i miei highlander. C’è la piccola volpina di Pomerania, Funny Pride, poi i due gatti, la persiana Furbi e la red doll Panna cotta. Sono la mia oasi, cuori in cui cullarmi”.

COSA PREVEDE L’ORDINANZA

Vediamo cosa sancisce l’ordinanza contingibile e urgente che venne pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel 2009, firmata e fortemente voluta dall’allora sottosegretario Francesca Martini, primo atto legislativo in materia, ma mai trasformata in legge dai poco se non del tutto insensibili successivi governi, tanto da dover essere prorogata da 13 anni a questa parte. Non è ancora legge! Lo Stato ha deciso che va prorogata, come se il fenomeno potesse sparire da un anno all’altro. Che vergogna.

La legge punisce già in parte il fenomeno (“Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” e successive modificazioni – Uso di mezzi non consentiti e divieto di detenzione di esche e bocconi avvelenati, legge 11 febbraio 1992, n. 157) ma è l’ordinanza a dare indicazioni più ampie e aggiornate, con tanto di successive linee guida per studiare la zona del delitto, circoscriverlo come si effettua in qualsiasi crimine, e studiare in base alle risultanze, il profilo, l’identikit del killer. Lo si fa sempre? Fatecelo sapere.

IL CENTRO DI REFERENZA DI MEDICINA VETERINARIA FORENSE TRATTA E SCOVA I SERIAL KILLER

Ne sa qualcosa il dr. Rosario Fico, responsabile del Centro nazionale di referenza di Medicina veterinaria forense a Grosseto. Di una bomber dei cani ne ha studiati e accompagnati in tribunale. Scoprire il killer può essere dunque alla portata. Lo avranno interpellato, il dr. Fico? Chissà… Lo speriamo.

COSA PREVEDE L’ORDINANZA

L’ordinanza, cosa dice?

Il proprietario (art. 3) segnala l’episodio (di decesso o di sospetto avvelenamento) ad un medico veterinario (art. 4) che emette la diagnosi, e ne dà immediata comunicazione al sindaco, al servizio veterinario dell’azienda sanitaria locale e all’istituto zooprofilattico sperimentale.

Attenti bene infatti ai poteri e doveri del sindaco.

SINDACO FONDAMENTALE, DEVE AVVIARE LE INDAGINI

Il sindaco una volta informato, ha l’obbligo di avviare prontamente un’indagine con le autorità competenti. E deve predisporre la cartellonistica per segnalare la sospetta presenza nell’area di esche (art. 7).

E sua è la responsabilità di individuare le modalità di bonifica del luogo interessato entro 48 ore dalla ricezione del referto dell’Istituto Zooprofilattico.

I CANI MORTI NON VANNO SEPPELLITI

Ma non basta. “Ai fini dell’identificazione del veleno o della sostanza che ha provocato l’avvelenamento (art. 5), l’azienda sanitaria locale territorialmente competente o il medico veterinario, “assicurano l’invio di carcasse di animali deceduti per avvelenamento e campioni biologici da essi prelevati”. Ecco perché è fondamentale inviare gli animali deceduti.

ESAMI DELLE ESCHE ENTRO 24 ORE

I tempi di referto devono essere certi: (art. 6) vanno eseguiti e refertati entro quarantotto ore dal loro conferimento e gli esiti comunicati immediatamente alle autorità competenti. L’esame ispettivo delle esche o dei bocconi che si sospettano contenere sostanze tossiche o nocive deve essere eseguito o refertato entro ventiquattro ore dal loro conferimento e gli esiti comunicati immediatamente alle autorita’ competenti e al richiedente.

LA PREFETTURA DEVE AVVIARE UNA TASK FORCE

Le prefetture (art. 7) attivano un tavolo di coordinamento presieduto dal prefetto o da un suo rappresentante,
composto da:
a) un rappresentante della regione o della provincia autonoma;
b) un rappresentante del servizio veterinario delle aziende sanitarie locali competenti per territorio;
c) un rappresentante del Comando unita’ forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA);
d) un rappresentante dell’istituto zooprofilattico sperimentale competente per territorio;
e) un rappresentante delle guardie zoofile;
f) uno o piu’ rappresentanti dell’Ordine provinciale dei medici veterinari

Il tavolo è integrato, all’occorrenza, dai sindaci e dai rappresentanti delle Forze dell’ordine dei comuni interessati dal
fenomeno.

I Comuni interessati dagli avvelenamenti, si sono organizzati seguendo le prescrizioni dell’ordinanza? E la prefettura il tavolo l’ha convocato? Lo diamo per scontato. Vero?

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