Cinghiali “urbani”. L’uomo unico colpevole

La presenza dei cinghiali è diventata un problema. E va affrontata con sano realismo e il necessario rispetto. Parliamo di una specie che prolifica da più di un decennio senza un evidente piano di controllo e che si è espansa sino a diventare ospite dei contesti urbani.

Colpa dell’uomo? Sicuramente sì. Stiamo parlando di fauna selvatica, la cui presenza un tempo era solo legata ad ambiti territoriali particolari. E lì circoscritta. Poi scelte di politica venatoria hanno introdotto il cinghiale al di fuori di contesti autoctoni nel nostro paese, che erano per lo più circoscritti in centro Italia.

La crescita di una popolazione, anche importata, in altre regioni, per accomodanti scelte di consenso politico, ha portato in qualche decennio all’esplosione di un fenomeno diventato quasi impossibile da gestire.

La castrazione chimica, di cui si parlava già almeno 12 anni fa, non venne da subito presa in considerazione come strumento di contenimento. Oggi le regioni investono in pressochè inutili e costose recinzioni che vengono divelte se non scavalcate senza troppa difficoltà. E l’uomo per rimediare ai propri irriducibili errori, ricorre agli estremi rimedi.

Questi i titoli che certificano l’assenza di una politica lungimirante di controllo.

“Cinghiale incastrato nel fosso in via di Sottomonte-Necessario l’intervento del servizio veterinario. L’animale, ferito gravemente. è stato purtroppo abbattuto”

(da La Nazione, 20 settembre 2022).

Sedato e abbattuto. È protesta per il “cinghiale dello zerbino”

(da politicamentecorretto.com, 26 novembre 2022)

(da Repubblica del 16 giugno 2022)
Abbattuto il cinghiale “impazzito”

(da Il Cittadino di Lodi dell’8 giugno 2012).

Quest’ultimo titolo ci ricorda che il fenomeno non è recente, che nulla è stato fatto di sistematico per evitare che una specie selvatica potesse restare e tornare nel proprio habitat e non finire la propria vita perché rea di aver sconfinato in terreni che non sono la propria casa.

Nei parchi nazionali, l’equilibrio è garantito attraverso piani di gestione che prevengono mattanze e il facile gioco della colpevolizzazione dell’animale selvatico. Che, appunto perché selvatico, ha diritto di nascere e morire secondo natura. Se l’uomo devia il corso della natura, la strada per tornare indietro è lunga e dolorosa.

Foto di
Danny Kron

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