L’intervista – Istanza di accesso agli atti per il cane di Gerenzano. Paola Suà, Comitato Ugda: Capire cosa è accaduto. Superare la burocrazia del “non tocca più a me”, risolvere insieme le emergenze

di Stefania Piazzo – “Il nostro intento è chiarire cosa sia accaduto nelle tre settimane di dicembre in cui il cane pastore maremmano ha vagato per il territorio di Gerenzano, in provincia di Varese. Comprendere le criticità, i problemi, e ragionare nel caso emergessero fatti che hanno reso complessa la sua messa in sicurezza e la sicurezza a sua volta del territorio, essere di supporto. Da qui la necessità, come abbiamo fatto, di inviare nei giorni scorsi una istanza di accesso agli atti agli enti preposti. Non per accusare nessuno, ma per capire. Ora attendiamo l’esito della richiesta avanzata dal nostro legale rappresentante, l’avvocato Anna Vicinanza, che fa seguito al problema sollevato sui media dalla consigliere del Comune di Gerenzano, Lisa Molteni”.

Che parla a Zampylife è Paola Suà, volto noto dell’associazionismo italiano, fondatrice di Ugda, il Comitato Ufficio Garante Diritti Animali Odv nato anni fa per promuovere l’istituzione appunto del Garante dei diritti degli animali.

E’ stata la prima associazione a depositare un disegno di legge in tal senso. Attraverso interventi legali sostiene interventi a tutela dei randagi e nelle azioni volte a tutelare il benessere animale.

“Spesso e volentieri – ci racconta Suà – si notano rimpalli o, più semplicemente, azioni delle autorità improntate sì al rispetto rigido delle procedure, ma che proprio perché si sta entro il perimetro procedurale del “ho fatto quello che dovevo, quello che mi compete è questo”, ritengono di non doversi interessare di altro. Di quello che eventualmente non accade dopo, per diversi motivi. E’ quel “non tocca più a me”, “non mi compete”, che messo insieme ad altri “non spetta a noi” della catena di intervento, che rende più difficile la soluzione dei problemi. Un accesso agli atti come nel caso di Gerenzano, ci aiuterà a capire come mai il cane è stato fortuitamente accalappiato perché entrato in una proprietà privata. E aiuterà a capire, per altri casi, e per altri Comuni o autorità locali, in generale, come attivarsi in sinergia per chiudere al più presto una emergenza. Mancano task force per coordinare gli interventi. Perché un cane che vaga è un problema, per sè, per la sicurezza stradale, per l’incolumità delle persone, e di altri animali. Non è “solo un cane”, è una mina vagante pronta a “esplodere” in qualsiasi momento. E quindi non è più “sufficiente” “segnalare”. Occorre predisporre una strategia di intervento coordinata. Finché il caso non è risolto. In altre parole, i Comuni, le Ats, possono trovare nelle associazioni degli alleati. Scoprire, come pare, che non vi fosse una gabbia trappola sufficientemente grande per catturare il cane, e leggere che è un privato a volerla donare, una consigliere comunale che si è fatta carico di questo, deve porci degli interrogativi, o no? Se restiamo formalmente attaccati allo scoglio delle procedure e non tentiamo insieme, in positiva sinergia, di risolvere i problemi, la prossima volta che si fa, si ripete lo stesso film?”.

Per conoscere Ugda: https://www.comitatougda.it/, https://www.facebook.com/comitato.n.ugda

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