Quando nel 370 dopo Cristo si era forse più civili con gli animali

di Stefania Piazzo – Iniziamo qui un breve percorso a ritroso nel tempo. Aconfessionale e laico ma profondamente legato al rapporto tra l’uomo e gli animali nella cultura cristiana, che rappresenta l’humus della cultura occidentale. Infuriano polemiche e annunci di contromanifestazioni alla benedizione degli animali prevista per il 15 gennaio in occasione di Sant’Antonio Abate. Vediamo che tipo di “controlettura” proporre per una riflessione che sfugga dalla frenesia dei reel dei social.

Oggi il pensiero ricorrente circa il rispetto verso le sofferenze animali da parte degli uomini di Chiesa appare controverso, con venature forti di intolleranza e pregiudizio. Eppure nei secoli passati non era così, anzi. C’era una forte consapevolezza che il destino dell’uomo fosse particolarmente legato a quello della vita animale e viceversa. Mutuo aiuto, mutuo sostegno, condivisione di un tutt’uno che era il Creato. Qualcosa poi si è irrimediabilmente rotto e lo vediamo nella deriva che i consumi e l’inquinamento hanno regalato in nome del progresso. La distruzione incombente. E anche la Chiesa si è antropizzata. 

Forse vale la pena ricordare, in un periodo in cui si guarda con rispetto alla semplicità di un bue e di un asinello, all’essenzialità di un riparo e di un aiuto, che gli animali non negano mai all’uomo, ebbene, vale forse la pena appunto scavare nell’intimo della nostra storia, per scoprire la dolcezza della relazione in uno dei gesti più alti della vita umana, la preghiera, il silenzio, l’invocazione in nome di qualcosa che si rispetta e che si ama.

Partiamo da Basilio. E’ un vescovo d’oriente. E nel 370 dopo Cristo compone questa preghiera che pone al primo posto i diritti degli animali.

“Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli,  a cui Tu hai dato questa terra come casa assieme a noi. Concedi che essi possano vivere non per noi  ma per se stessi e per Te e facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita quanto noi e Ti servono meglio di quanto facciamo noi nel nostro”.

Così pregava, san Basilio vescovo di Cesarea. Non è forse più moderno di tanti proclami?

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