Noi e gli animali: se a perdonarci devono essere loro. La memoria di Axel Munthe

di Stefania Piazzo – Se passate per Napoli, o se avete tempo per un viaggio di andata e ritorno in giornata, fiondatevi al Museo nazionale archeologico della città. Perché? Perché c’è una mostra fotografica dedicata ad un grande animalista antelitteram, al quale sia i “volontari” moderni di oggi sia le associazioni che tutelano la fauna e gli uccelli migratori devono moltissimo.

Forte fortissima si presenta davanti l’immagine di Axel Munte. medico svedese trasferitosi sull’area della vecchia villa di Tiberio proprio ad Anacapri, non prima di aver curato gli uomini dal tifo e da un terremoto di Ischia e gli animali dall’abbandono, e raccolto ruderi di storia. Fece rinascere la cima dell’isola, facendone pure un luogo di accoglienza per cani e il primo centro di appoggio per uccelli migratori in Italia e forse in Europa.
Singolare l’amore per l’arte e per gli animali, quasi a dire che la bellezza è in questo riconoscersi.

Una fondazione celebra i suoi ricordi, in cima ad Anacapri, e ora anche al museo archeologico di Napoli gli viene dedicata una carrellata di immagini che documentano la vita di un medico che amò gli animali facendone un culto.

Il mondo privato di Axel Munthe sarà visibile dal 19 gennaio al 19 marzo 2023. Il celebre medico svedese è raccontato con testimonianze inedite nella mostra ‘Honesta Voluptas – Il Giardino di Axel Munthe, riportato alla luce da Jordi Mestre’. L’esposizione, curata dalla nipote Katriona Munthe e da Michele Iodice, ripercorre la biografia di Munthe, appassionato di archeologia, amico dell’archeologo di Pompei, Amadeo Maiuri, e della natura e legato a doppio filo alla Campania, dove elesse la sua residenza a Capri, a Villa San Michele.

Nell’allestimento figurano anche piante da giardino e due sagome di Munthe e Amedeo Maiuri. Commenta il direttore del Museo, Paolo Giulierini. “Munthe inseguiva il mito e la magia della ‘Vis medicatrix naturae’, adorava gli animali, ed era consapevole dell’effetto straordinario dello spirito del luogo e dell’energia rigenerativa dell’ambiente”.

Nella sua autobiografia, “Storia di San Michele”, la cui lettura suggeriamo a chi ama la vita animale, così come il libro “Uomini e bestie”, Munthe parla di un pastore lappone, raccontandogli la vita del suo popolo, prima che il medico si trasferisse a Napoli. Il lappone gli aveva spiegato che non ci sarebbero stati né giubilei né sconti per gli uomini, dalle sue parti.
“I cani persero il dono della parola quando questa fu data all’uomo, ma possono capire ogni cosa che si dica loro – spiegava il lappone allo svedese -. Nei tempi passati tutti gli animali parlavano, e i fiori, gli alberi, le pietre e tutte le cose inanimate erano state create dallo stesso Dio che aveva creato l’uomo, il quale doveva essere gentile con gli animali e trattare le cose inanimate come se sentissero e capissero”.

Ma ecco lo straordinario passaggio chiave: “Il giorno del Giudizio, gli animali sarebbero chiamati primi da Dio per testimoniare sull’uomo morto. Solamente dopo che gli animali si fossero pronunciati, sarebbero chiamati a testimoniare i suoi simili”.

L’uomo può sperare in amnistie e indulti terreni, in perdoni giubilari, ma è anche il giudizio e il giubileo dove decidono gli animali che devono temere. Perché la purezza della loro parola e della loro testimonianza, senza peccati originali o meno da scontare, è quella la sola che liberi da miseria, (morale), emarginazione (esclusione sociale), sofferenza (culturale).
Non dimentichiamo mai per questo di giubilare, e chiedere scusa, prima, con loro.

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