L’intelligenza artificiale potrà decifrare il linguaggio di gatti, cani e balene

Chissà quante volte ci siamo detti: Chissà cosa vuol dire… cosa starà dicendo? E, rivolgendoci ai nostri animali domestici, ci siamo spesso detti che manca loro solo la parola. Il linguaggio posturale dei cani e il comportamento dei gatti si può in parte decifrare ma ora a venirci in soccorso sarà l’intelligenza artificiale.

Il docente della British Columbia University, il prof Karen Bakker, ha esposto le proprietà delle applicazioni come ChatGPT grazie alle quali si riesce a valutare come una macchina possa elaborare i dati e rispondere come un essere umano.

Da qui a interpretare e tradurre il linguaggio animale il passo non è breve ma neppure impossibile, anche la comunicazione non è sempre verbale, anzi.

Di recente il Corriere della Sera ha ricordato come nell’oasi Wwf di Vanzago sia in corso il progetto «Guardiani della natura», in collaborazione con Rainforest Connection e Huawei, per mappare la presenza di volatili migratori e altri animali attraverso dei sensori posizionati sugli alberi e in grado di captare e di decifrare i suoni del bosco.

Il Wwf estenederà il progetto anche altrove attraverso sensori bioacustici  negli oceani, nelle foreste, negli ambienti di montagna, raccogliendo modelli diversi di comunicazione.

Un domani si ipotizza che l’intelligenza artificiale potrebbe consentirci di tradurre e comunicare con un dispositivo wearable, come uno smart watch o semplicemente con il telefonino sempre più estensione di noi stessi, anche con il nostro cane o il nostro gatto.

Per le balene sarà molto più complesso, Bakker, si legge, “ipotizza in 20 anni il tempo necessario per arrivare ad un risultato accettabile…. La svolta è data da dispositivi di rilevazione bioacustica (ma vale anche per le ricerche che si basano su fototrappole o i satelliti)… Potranno davvero essere posizionati nei punti più sperduti del pianeta, dove gli animali vivono al riparo dall’uomo e si comportano, e comunicano, in modo più naturale. Ma anche sugli animali stessi, per esempio installati sui dorsi di balene e delfini o altri grandi mammiferi un po’ come oggi avviene con i radiocollari o con rilevatori gps che appartengono alla prima generazione di tecnologia applicata al mondo degli animali ma che tanto hanno contribuito agli studi sulle migrazioni e sulle abitudini di molte specie”.

«Non possediamo ancora un dizionario di balenese — scrive Bakker nel suo libro The Sounds of Life, i suoni della vita — ma ora abbiamo gli ingredienti grezzi per crearne uno».

Foto di Glen Garrie

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