Oggi è la giornata dell’orso polare. WWF: Deve sopravvivere al cambiamento climatico

 L’orso polare, il ‘re dell’Artico’, ce la farà a sopravvivere al cambiamento climatico? Oggi è la giornata dedicata a quello che è uno dei più grandi carnivori terrestri del pianeta, a rischio estinzione. La sua sopravvivenza è legata alla criosfera. Se questa sarà sempre più sotto attacco a causa del cambiamento climatico, del riscaldamento globale, l’orso polare non avrà molte chance di sopravvivenza, il suo habitat sparirà e l’animale non potrà sostentarsi e quindi riprodursi, e quindi esistere ancora. A meno di grandissime forme di adattamento in corsa, che però sono ancora molto lontane dall’essere definite come un dato scontato. E il paradosso è che solo l’essere umano, lo stesso che lo sta condannando all’estinzione, potrebbe salvarlo. Ma vorrà farlo? Peraltro si stima che dopo l’orso polare – abituato a condizioni estreme – tocchera’ proprio all’essere umano scomparire, a causa del cambiamento climatico.

A farsi portavoce in Italia di questa emergenza è Isabella Pratesi, direttrice del Programma conservazione del Wwf Italia, che in un’intervista all’AGI sulla Giornata mondiale per la tutela dell’orso polare sottolinea come la scienza ormai abbia parlato chiaramente: “Se anche oggi fermassimo di colpo le emissioni di gas serra, comunque la criosfera, cioè l’habitat naturale dell’orso polare ma non solo di questa specie, è destinata a sparire. E’ stimato che così procedendo, per il 2050 il ghiaccio marino estivo sarà scomparso, e gli orsi o si adatteranno alla nuova situazione, ma non sappiamo ancora come potranno farlo, o spariranno”.

Detta così è in effetti davvero una tragedia. Eppure una piccola speranza c’è, visto che gli scienziati, i ricercatori hanno scoperto che nel sud della Groenlandia, il regno dell’orso polare, una popolazione di questa specie possente fisicamente ha imparato a cacciare anche sul ghiaccio della terraferma, “e questa è una opportunità che si apre per tutti noi”, cioè la capacità di adattamento. Ma cosa andrebbe fatto?

“Fermare in tutti i modi il riscaldamento globale, e allo stesso tempo ridurre le difficoltà di convivenza tra orsi ed esseri umani. Nelle nostre spedizioni scientifiche nell’Artico abbiamo scoperto che gli abitanti di quelle regioni gestiscono gli scarti alimentari in maniera non adeguata, e gli orsi hanno un fiuto formidabile, anche a distanza di tanti chilometri, e quindi si avvicinano ai centri abitati. Se i rifiuti fossero gestiti meglio, gli orsi andrebbero a cercare fonti di cibo diverse, non legate alla presenza dell’uomo e quindi non si avrebbe questo conflitto animale-uomo”. Tornando alla scoperta che una popolazione di orsi polari comincia a cacciare anche sul ghiaccio della terraferma, Isabella Pratesi sottolinea che “questa scoperta ci conferma una volta di più che gli animali si adattano, o cercano di farlo. E dopo gli orsi toccherà, toccherebbe, alle foche, altra specie che vive nell’Artico, tra i ghiacci marini, e che poi rappresenta una delle principali prede degli orsi per alimentarsi. Accadrà che l’orso continuerà a tallonarle e a predarle comunque”, come in un circolo vizioso che in realtà è naturale.

Di certo, “il cambiamento che l’uomo determina è veloce, ed è veloce anche il suo adattamento, mentre gli animali ci mettono più tempo ad adattarsi e questo crea un forte squilibrio nella continuazione delle specie. Potranno rimanere i ghiacciai più centrali ma la situazione attuale e già severa”. Ancora non è chiaro come avvenga lo scioglimento di questi ghiacciai marini estivi, l’acqua di fusione ‘lavora’ dall’interno della calotta polare e quindi arriva agli oceani. La neve che cade copiosa non è più sufficiente a compensare la perdita di ghiaccio, lì la temperatura estiva aumenta, e sparendo il ghiaccio, il sole riscalda sempre più l’acqua. Invece se il ghiaccio persistesse, i raggi verrebbero quasi rispediti al mittente, perché quella superficie li rifletterebbe. Si ha un’idea di quanti siano attualmente gli orsi polari in circolazione nella regione artica?

“Si stima – dice Isabella Lratesi – che siano tra i 21mila e e i 30mila, ma dovranno rifare il censimento, da effettuare con droni, collari, o anche con incontri diretti o seguendo le tracce, anche quelle legate alle deiezioni che così tipizzano”. Un dato significativo è legato alla riproduzione della specie: l’orso polare è un animale solitario, cerca e s’incontra con la femmina solo quando è il momento di procreare, diversamente ognuno per proprio conto, non esiste il branco di orsi polari. Ne basta uno e avanza, per attaccare… nel caso. La media è di 2 cuccioli partoriti per gravidanza, ma e’ raro che siano tre i cuccioli nati da un parto. Gli orsi polari sono dei grandi nuotatori, raggiungono anche i 10 km/h in acqua, e inoltre possono starci a lungo, tanto da essere considerati mammiferi marini. Quanto sono grandi? Anche due metri e mezzo di lunghezza. Ma in un periodo di carestia da cibo i primi a soccombere sono i giovani orsi, “perché meno scaltri – dice Isabella Pratesi – degli adulti nel procurarsi il cibo”.

Foto di Hans-Jurgen Mager 

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