Italia crocevia dei crimini contro animali e natura. I dati impressionanti Wwf

E’ passato sotto traccia un importante incontro tra magistrati, Wwf e forze di polizia nell’aula magna niente meno che della Corte di Cassazione. Il tema: i crimini contro la natura.

L’Italia è purtroppo hot-spots di illeciti contro natura e ambiente, di traffici illegali di animali e non solo. E’ emerso che solo il 27% dei procedimenti che riescono ad arrivare a processo arriva a sentenza definitiva di condanna.

Il Wwp attraverso il progetto Life Swipe, ricorda che oggetto di questi crimini sono: uccelli della nostra fauna (caccia e bracconaggio, catture di animali vivi, prelievo di uova o pulli di uccelli a rischio di estinzione da destinare a mercati illeciti che fruttano ingenti guadagni ai trafficanti); specie che versano in un grave stato di conservazione come rettili o anfibi, sia autoctoni, sia esotici; pesci d’acqua dolce o specie marine come coralli, ricci, squali, datteri di mare. Frequente è inoltre l’importazione di animali esotici o di loro parti come l’avorio, le corna di rinoceronte, la pelle di tigre o di leopardo.

Il traffico e i crimini in generale contro la natura si configurano come la quarta attività criminale più redditizia al mondo, seguendo di poco il traffico di droga, con un giro d’affari di 280 miliardi di euro.

Il progetto, finanziato dalla Commissione europea, LIFE SWiPE (Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe) di cui il WWF Italia è partner, è stato protagonista dell’incontro. Afferma Luciano Di Tizio, presidente Wwf, che “C’è una diffusa sottovalutazione del fenomeno dei crimini contro la natura, che vanno derubricati da episodi isolati o locali: bracconaggio e traffico di specie protette sono fenomeni criminali che hanno impatti gravi sulla biodiversità. possono essere veicolo di diffusione di patologie e producono ingenti redditi. WWF chiede banche dati efficienti e interconnesse, di potenziare il controllo sul territorio, indebolito negli ultimi anni con la dismissione delle polizie provinciali, e attività di formazione e sensibilizzazione, sia per il grande pubblico che per le forze di Polizia e magistratura

Secondo un report del WWF tra il 41 e il 46% degli illeciti, si legge, “vengono archiviati prima del dibattimento, e fra il 38-50% vanno in prescrizione. Solo il 27% degli illeciti di natura arriva a condanna. Non esiste poi una banca dati centralizzata sui crimini di natura, non c’è un tracciamento del fenomeno che provoca ogni anno una grave riduzione del capitale naturale del nostro Paese, nonostante l’Italia sia dotata di un Piano di azione Nazionale “Antibracconaggio”, adottato per dare risposta alle richieste di miglioramento delle azioni di contrasto formulate dall’Unione Europea”. 

Altra debolezza strutturale è che due terzi degli agenti deputati alla vigilanza su questi crimini sono volontari. “Solo nei 5 mesi della stagione venatoria 2021-22 le Guardie WWF della Campania hanno tratto in salvo 120 animali, trasmesso alle autorità 97 violazioni penali, effettuato 77 sequestri ed elevate 25 violazioni amministrative, per un totale di 172 segnalazioni alle autorità. Un bilancio dei soli archetti (micidiali trappole che spezzano le zampe ai piccoli uccelli) raccolti, sequestrati o distrutti nelle Valli bresciane dai volontari WWF e delle altre associazioni impegnate nei campi antibracconaggio, è di oltre 200.000 pezzi”.

Forse non tutti sanno che, fa sapere il Wwf, l’Italia è un crocevia fondamentale del traffico di specie protette e, in generale, dei crimini contro la fauna selvatica. Le sanzioni comminate dai Carabinieri CITES per violazioni della normativa che disciplina il commercio di specie protette, ammontavano nel 2018 a oltre 5 milioni e mezzo di Euro (oltre un milione nel 2020). In termini di illeciti contro la fauna selvatica, tra il 2016 e il 2019 la Regione in cui sono stati denunciati più illeciti è la Lombardia con 5.256 denunce, seguita dal Veneto con 2.526 e dalla Toscana, con 2.247 denunce.  Un report del WWF ha analizzato il grave fenomeno del Wildlife crime e gli intrecci con il traffico illegale internazionale di specie protette e l’aspetto più inquietante è proprio l’inadeguatezza delle misure di contrasto.

Dati allarmanti arrivano anche dai CRAS – i centri di recupero fauna selvatica gestiti dal WWF: solo in Lombardia gli “ospedali degli animali” di Valpredina e Vanzago hanno accolto e curato nel 2021 circa 7.500 animali bisognosi di cure. Al CRAS di Valpredina 6 ammissioni su 10 ogni anno, in media, sono riconducibili a reati contro la fauna selvatica. Oltre il 50% della fauna consegnata al centro bergamasco riguarda specie sottoposte a protezione, di cui circa il 36% sono particolarmente protette: al primo posto i rapaci.

Qui il report integrale (Foto Wwf):

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