Uno studio conferma: cani eccezionali nel rilevare infezione Sars-Cov2, e non solo

I risultati del lavoro Sensitivity and specificity of in vivo COVID-19 screening by detection dogs: Results of the C19-Screendog multicenter study pubblicati sulla rivista internazionale Heliyon mostrano l’elevata sensibilità dei cani, opportunamente trainati, a rilevare nel sudore l’infezione da Sars-Cov-2 avvicinandosi e fiutando le sostanze volatili, dette VOC, liberate direttamente dalla persona testata.

Lo studio, condotto dalla Prof.ssa Maria Rita Rippo e dal suo gruppo di ricerca, del Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari dell’Università Politecnica delle Marche, in collaborazione con i Dipartimenti di Prevenzione di AST di Macerata e ATS Sassari, la Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Camerino e l’Associazione Progetto Serena APS (https://www.progettoserenaonlus.it), ha coinvolto 5 cani da rilevamento (molecolari) condotti da esperti cinofili e 1251 volontari reclutati durante le fasi di screening per il COVID-19 ai drive in.

Lo studio riveste particolare importanza poiché dimostra che i cani possono essere utilizzati per lo screening, anche precoce, delle malattie in maniera economica, non invasiva e versatile.

Un primo studio ha coinvolto 8 cani da rilevamento, e ha riportato una sensibilità dell’82,63%. In uno studio multicentrico, 18 cani che erano stati addestrati a riconoscere l’odore del sudore ascellare raccolto da soggetti ospedalizzati con COVID-19 e altre malattie (198 campioni), hanno ottenuto un tasso di successo dell’83-100% .In un altro studio ancora, su 241 soggetti (109 positivi, 132 negativi) la sensibilità era dell’89,6% e la specificità dell’83,9% .

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