I pet dei “vip”, una lunga… storia

Pet di razza o meticci, salvati, adottati, accuditi. Il web è ricco di storie in cui personaggi dello spettacolo o note autorità delle istituzioni raccontano in video e immagini la vita con i loro animali. Sono testimonianze molto importanti, che hanno un enorme valore educativo, perché sono una testimonianza di amore, di attaccamento, di cura, di rispetto.
E’ un elenco lunghissimo di influencer, attori, politici, scrittori ma si rischia, nel ricordare i casi più noti, di far torto a chi involontariamente non verrebbe citato. Ma basta fare un salto nel passato ed ecco una folta schiera di nomi celebri! Li possiamo definire “vip” perché famosi ovunque e ovunque presi ad esempio.

SAN FRANCESCO E IL LUPO – Con il cantico delle creature, inno mondiale del rispetto per la vita e il mondo animale, Francesco da Assisi è universalmente l’icona della relazione tra uomo e tutti i pet. La storia del lupo ammansito, è la testimonianza vivente di come il rispetto e l’ascolto dell’uomo verso una specie diversa possa diventare il sigillo dell’amore universale. A Gubbio, ricordiamo, c’è la tomba del lupo nella chiesa di san Francesco della Pace, seppellito in terra consacrata come i cristiani.

PAPA RATZINGER E I SUOI GATTI – C’è persino il libro, “Joseph e Chico” a raccontare l’intimo affetto tra papa Ratzinger e i felini. In un suo viaggio negli Stati Uniti, nel 2008, incontrò Jan Fredericks, presidentessa di un’organizzazione animalista. La signora raccontò di aver trovato molti spunti in comune con l’ex pontefice. Non tutti sanno poi che lo stesso Benedetto XVI in una Pasqua tenne a precisare che il sacrificio dell’agnello non fosse così necessario nel contesto della festività, anche nell’antichità…

IL PIANISTA NELLO SPAZIO – Forse non è noto ai più giovani ma gli appassionati di musica classica non dimenticano il genio di Glenn Gould. E’ il pianista più eclettico del secolo scorso. Era animalista. La Nasa gli fece realizzare un messaggio poi inviato nello spazio nella navicella spaziale Voyager qualche tempo fa, rivolto a qualsiasi forma di vita oltre la Terra, con una registrazione delle musiche di Bach. Nella sua biografia, Glenn racconta di quando, durante un concerto, perse il filo della partitura mentre suonava, perché distratto dai peli bianchi del suo cane che gli riempivano tutto l’abito nero! “Sono sempre andato pazzo per i cani e per ogni specie di animale”, raccontava! Lasciò in eredità molti dei suoi beni agli animali trovatelli.

MARIA TERESA D’AUSTRIA, AMICA DEI MICI NERI – A Milano l’imperatrice Maria Teresa d’Austria la ricordano per uno dei monumenti più importanti nella cultura mondiale: il teatro la Scala. Ma non solo! A lei dobbiamo la splendida Villa Reale di Monza. Fu una grande innovatrice. E tra i suoi provvedimenti dobbiamo ricordare che dichiarò fuorilegge l’accanimento contro i gatti neri. Nel 1755, il 1° marzo (i gattofili si segnino questa data importante!), emanò la legge che sancì la fine dell’inquisizione. Qualsiasi forma di sospetto verso presunti maghi, streghe o altro doveva passare al vaglio della valutazione delle leggi imperiali. Salvò così molte vite e, indirettamente, tantissimi gatti neri!

LORENZO LOTTO – E’ un pittore del Rinascimento che amava proporre enigmi e rebus nei suoi quadri. Nel dipinto dell’Annunciazione, mise in primo piano un gattino, fu il primo a vedere l’Angelo, quasi con una sensibilità paranormale, mentre Maria appariva spaventata perché non capiva cosa stesse accadendo. Questo la dice lunga sulla considerazione dei “poteri” dei felini nell’immaginario umano! E la straordinaria sensibilità di un artista nel cogliere la forte personalità dei felini domestici.

ALESSANDRO MAGNO E IL SUO CAVALLO – Alessandro Magno amò immensamente Bucefalo, il suo cavallo. Quando venne rapito, minacciò rappresaglie sul popolo che lo aveva sequestrato. Quando morì, lo seppellì in un terreno sul quale poi edificò la città di Bucelafa. Il forte legame con gli equidi nella storia dell’uomo è una costante.

TOTO’ E I SUOI 220 CANI – “Nella mia vita ho imparato purtroppo che i cani sono meglio di certi uomini (…). Il cane è indifeso, non chiede niente all’uomo, ma dà tutto all’uomo anche la vita se è il caso”. Il grande attore Totò ha avuto un ruolo di primo piano nel diffondere la cultura del rispetto verso i pet. Il principe Antonio Curtis, in una storica intervista con Oriana Fallaci, raccontava quali fossero le sue priorità. Ecco il passaggio più saliente.

“Signorina mia (…) io non posso vivere senza far nulla: se vogliono farmi morire, mi tolgano quel divertimento che si chiama lavoro e son morto. Poi sa: la vita costa, io mantengo 25 persone, 220 cani… I cani costano…”.

– “220 cani?!? E perché? Che se ne fa di 220 cani?!” –

– “Me ne faccio, signorina mia, che un cane val più di un cristiano. Lei lo picchia e lui le è affezionato l’istesso, non gli dà da mangiare e lui le vuole bene l’istesso, lo abbandona e lui le è fedele l’istesso. Il cane è nu signore, tutto il contrario dell’uomo. (…) Io mangio più volentieri con un cane che con un uomo”.

Totò fece realizzare nel 1965 un canile moderno, “L’ospizio dei Trovatelli”, spendendo già allora 45 milioni di lire.
Un giorno spiegò: “Dick, il mio cane lupo, era barone. Peppe, il mio cane attuale, è visconte. Visconte di Lavandù. Gennaro, il mio pappagallo, è cavaliere. Li ho investiti io”.

MAGNANI, L’ANIMALISTA SEGRETA – Il premio Oscar Anna Magnani è un simbolo dell’amore verso gli animali, specialmente i più sfortunati. La grande attrice è passata alla storia per aver sfamato migliaia di gatti di colonia a Roma, a Torre Argentina, passando in incognita nelle ore tarde per non farsi importunare. Una donna dall’animo immenso, che ha lasciato il segno. Ma non fu solo una grande “gattara”. Un giorno, l’eco di questa sua passione finì sulla stampa britannica e una giornalista le fece visita nella sua casa a San Felice Circeo. Anna venne trovata in compagnia di Nonnone, cane lupo anziano e malato, e di Pippo, barbone bianco cieco, ma anche di Fidulin, raccolto all’isola di Vulcano durante le riprese di un film.
Il cane abbaiava e la produzione tentò di trasferirlo altrove. Ma lui, gettandosi dalla barca, raggiunse la riva a nuoto e andò ad accucciarsi proprio tra le gambe di Anna Magnani!

Nella villa sul mare al Circeo c’erano poi tanti altri animali trovatelli, di cui si prendeva amorevolmente cura l’attrice. Ma anche galline che non mangiava e pettirossi che trovavano riparo. Nella casa romana, i gatti la facevano invece da padroni. Ce n’erano di ogni razza e incrocio. Uno dei suoi prediletti morì dopo aver mangiato delle lische e venne seppellito nella Passeggiata archeologica. Arrivò in questura una lettera anonima che denunciava la presenza di un bambino. Il gattino venne disseppellito!

LE DUE REGINE ELISABETTA – Elisabetta II è passata alla storia per il grande amore verso i cavalli e i cani, i corgi, cani da pastore prediletti dalla sovrana che ha regnato a cavallo di due secoli. Ma anche Elisabetta I è ricordata per la sua celebre passione verso il beagle. Era chiamato anche beagle “Elisabeth”, era un pocket beagle, di 26 centimetri al garrese, impiegato nella caccia e che agevolmente poteva essere riposto nelle borse da sella. È un cane estinto, anche se sovente il mercato ne spaccia l’esistenza come beagle toy! I corgi di Elisabetta II sono invece pastori originari del Galles. Il loro nome deriva da cor e ci, ovvero nano e cane, appunto, in gallese.

L’ex premier scozzese Nicola Sturgeon raccontò un curioso episodio: “Mio marito ed io eravamo a cena con la regina quando la luce del salotto ha iniziato a tremolare. Mio marito improvvisamente si è alzato di scatto ed è sfrecciato attraverso la stanza: Peter aveva individuato la causa della luce tremolante. Uno dei giovani corgi della regina stava mangiando l’interruttore di una lampada”.

L’arcivescovo di Westminster, il cardinale Vincent Nichols, ricordò invece di una cena con una trentina di invitati, con gli inseparabili corgi che scorrazzavano indisturbati nel salone del ricevimento scodinzolando attorno alla tavola imbandita per ricevere biscottini da Elisabetta. “C’è stato un bel momento – ricorda – in cui sono arrivati tutti i corgi e lei, con molta discrezione, ha dato loro qualche biscottino, dopodiché loro si sono messi a saltare e sono corsi fuori dalla stanza e si è conclusa la cena”.

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