Vivere con un pet è tutta salute!

La convivenza con un animale è garanzia di benessere. Anche se ce lo dice la scienza, già conosciamo l’impatto sul nostro umore, la bellezza della relazione. Il sorriso che ci strappa sempre il nostro animale domestico la dice lunga sugli effetti positivi sullo stato generale della nostra salute e del nostro stato d’animo.

Nel 2021, sull’onda del Covid, è nata la Pet Alliance Europe, un’associazione coordinata da Animal Health Europe e da Fediaf – European Pet Food Federation. Ciò che ha generato l’iniziativa è la convinzione che gli animali da compagnia abbiano e siano un potenziale per migliorare la vita di tutte le persone.

Non c’è solo un beneficio individuale nella convivenza quotidiana con un pet. La ricaduta a cascata di questa positività va a impattare su tutto ciò che ruota attorno a noi, aumentando il benessere della società nel suo insieme: un complesso di benefici definito come #PetPower. D’altra parte spesso proprio la scienza conferma come la convivenza con un animale da compagnia, oltre al piacere personale, all’empatia che ne scaturisce, possa contrastare, mitigare, avere un effetto terapeutico rispetto a patologie fisiche e psichiche. Sul piano sociale, gli animali da compagnia agiscono infatti come un “mediatore” che aiuta gli esseri umani ad abbattere le barriere emotive e a sviluppare interazioni positive con gli altri.

La diffusione degli animali da compagnia in Italia (siamo il terzo Paese in Europa dopo Germania e Francia) si lega indissolubilmente ai benefici della relazione affettiva sulla qualità della vita. La crescita dei numeri di animali in famiglia ne è la prova del nove! Tra chi possiede un animale domestico chi è in buona o ottima salute arriva al 57%, il dato scende per chi non ha animali domestici in casa, toccando infatti il 48% (dati Censis 2022). Gli over 65 ci offrono una ulteriore cartina tornasole: il 30% è in ottima o buona salute se accanto ha un pet.

E’ innegabile che un pet ci imponga di avere uno stile di vita più attivo, ottimo a prevenire e mitigare eventuali malattie cardiocircolatorie e metaboliche, con un potenziale risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 1,3 miliardi di euro (fonte Federanziani). Altro risparmio per i Comuni nel caso si tratti di pet che arrivano da gattili o canili, quindi con un alleggerimento dei costi dell’impatto del fenomeno del randagismo sulle casse locali.

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