Chiediamoci sempre: possiamo tenere un cane o un gatto?

Gli animali da affezione sono esseri sociali. Non possono vivere soli. Comunicano con noi, lo fanno attraverso il proprio linguaggio, ma anche se non lo comprendiamo alla perfezione è impossibile non comunicare con loro, anche se non siamo degli “esperti”. È un “mistero” che si compie ogni giorno e che ci dice quanto profondo sia il legame che ci tiene uniti, che ci porta a condividere lo stesso destino. La scelta di un cane e di un gatto è forse il passo più difficile da compiere, ed è il primo atto di amore verso il nostro amico a quattro zampe. La prima domanda a cui rispondere è: sono all’altezza, sono in grado di gestire il mio amico?

Ho tempo per dedicarmi alla nostra relazione? Deve essere subito ben chiaro che le esigenze dell’animale dovranno trovare soddisfazione ei suoi bisogni dovranno essere rispettati. Sia che si tratti o meno di un meticcio, non si potrà ignorare la sua natura, la sua memoria di razza. Dovrà essere considerato il “da dove viene il cane” o il gatto i suoi trascorsi di vita, il suo bagaglio di competenze sociali, se abituato o meno a convivere con gli uomini e gli altri animali. E, non ultimo, i costi per la sua cura e la sua gestione

Sono davvero tante e complesse le dinamiche che costruiscono la carta d’identità dell’animale, e le responsabilità nella sua gestione non ricadono solo nel proprietario. L’allevatore, se è un animale di razza, ha la responsabilità di crescere e selezionare un soggetto equilibrato e di cederlo alla famiglia in grado di gestirlo. Il volontario e la struttura di canile che cede un ospite, hanno la responsabilità di affidare il cane o il gatto alla famiglia che sarà all’altezza di offrire tutte le cure, le attenzioni richieste. Il medico veterinario ha la responsabilità di assicurare il benessere del pet e di tutti quelli che vivono nel medesimo contesto familiare. L’educatore, se interpellato, ha la responsabilità di valutare il nuovo arrivato e di individuare il percorso migliore per facilitare la convivenza con l’essere umano. Una scelta consapevole è prevenzione. Inutile dire quanta sofferenza subisca un animale vittima di un abbandono. E quanto questa ferita resti nel suo vissuto, nelle sue insicurezze, nel suo disagio sociale, nelle sue difficoltà nel ritrovare equilibrio e la certezza di una relazione quando viene dato poi in adozione in una nuova famiglia.

E nell’ambito della prevenzione all’abbandono degli animali, i medici veterinari hanno un ruolo chiave: sono i primi attori sul territorio responsabili della salute pubblica e possono attivare il percorso del patentino, che non è solo uno strumento di formazione per i proprietari di cani da rieducare, ma strumento di conoscenza per tutti i proprietari per una relazione consapevole.

Un pastore lappone, raccontando la vita del suo popolo ad Axel Munthe, medico svedese che dedicò la sua vita a difendere gli animali, gli raccontò questa leggenda: “I cani persero il dono della parola quando questa fu data all’uomo, ma possono capire ogni cosa che si dica loro. Nei tempi passati tutti gli animali parlavano, e i fiori, gli alberi, le pietre e tutte le cose inanimate erano state create dallo stesso Dio che aveva creato l’uomo, il quale doveva essere gentile con gli animali e trattare le cose inanimate come se sentissero e capissero”. Il giorno del Giudizio, gli animali sarebbero chiamati primi da Dio per testimoniare sull’uomo morto. Solamente dopo che gli animali si fossero pronunciati, sarebbero chiamati a testimoniare i suoi simili”. Ebbene sì, il giudizio più importante, quello decisivo, passerà dagli occhi e dal cuore di un animale. Prepariamoci.

Manuela Michelazzi

Specialista in Etologia Applicata e Benessere Animale. Diplomata all’European College in Animal Welfare and Behavioural Medicine (ECAWBM).

Esperta in Comportamento Animale (FNOVI).

Fonte: 

FNOVI

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